Citizen Kane - indie rock band

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17 giugno 2011 - Il male bianco su "Rock e i suoi fratelli"

I Citizen Kane sono un trio (classico: basso-chitarra e voce-batteria) romano dal sound inquadrabile nei migliori territori del rock italiano degli ultimi due decenni. Chitarre intrecciate, aperture melodiche audaci, alta tensione emozionale che permea tutti i brani. “Il Male Bianco“è un prodotto composto da sette brani piuttosto omogenei per struttura e atmosfera. L’iniziale title track è costruita sul bel gioco tra chitarra punzecchiante e un po’ malsana, e sezione ritmica essenziale ma efficace.

La voce discende diretta da Cristiano Godano, ma anche (perchè no?) da quei seminali C.O.D. che aprirono la strada a tanto spleen chitarristico/vocale nel decennio successivo. Ora che di decennio se ne è aperto un altro, le sequenze immaginifiche e fortemente emozionali della chitarra, i gorghi semioscuri scavati da basso e batteria, le parole giuste al momento giusto sanno ancora regalarci una gradevolissima power ballad che ci introduce perfettamente al mondo dei Citizen Kane. La successiva Assalto alle prime linee parte con una schitarrata disillusa e prosegue nella stessa maniera con una bella sequenza di riff su una batteria incalzante al punto giusto, e pennellate di chitarra psichedelica a far salire la tensione. La lunga digressione strumentale ci conduce diretti alla ripresa finale per un brano che ci suggerisce una delle caratteristiche più importanti del gruppo, che è quella di badare alla costruzione di una atmosfera invece di seguire una logica più o meno scontata per il brano.
Indiana segue il filo che ormai si è iniziato a snodare. La voce monocorde qui è contraltata da un coro femminile (che potrebbe venire dalle altre due componenti della band), fino ad arrivare a quella che poi diverrà la coda, un gradevole insieme di riff sprezzanti e una bella linea di basso. La trasparenza dall’inizio si propone, con la batteria che assume pose più oscure e marziali, le chitarre che si ammucchiano a formare una sequenza sfiancante e disillusa. L’esito migliore già dal minutaggio sarà il tour de force del disco. Parte sicuramente in sordina, quasi svogliata, su un tappeto di chitarre quasi liquide, ma poi acquista pian piano autorità e importanza, con riff appena dissonanti (che un pochino ricordano gli episodi migliori degli Smashing Pumpkins). Tuttavia nel resto del brano sfortunatamente si indugia nella riproposizione della “minestra” iniziale.

Forse un po’ più di rabbia sarebbe stata utile a caratterizzare un brano che rimane un po’ autoindulgente. Rabbia che poi si esprime in maniera concisa (anche se non troppo diretta) nella successiva Naufragi, che è una breve invettiva con un bel riff mutuato dagli episodi più ritmati dei C.S.I. La conclusiva Tutte le parole che ogni giorno perdo è finalmente un brano più passionale, dove le chitarre si esercitano in riff granulosi, pieni di sensazioni. I synth in sottofondo contribuiscono a dare una struttura al brano, e i giochi tra chitarre e voce possono emergere più decisi. Riassumere le sensazioni che evoca l’ascolto de “Il male bianco” è difficile.

Forse è proprio questa la caratteristica principale di quest’opera, che alla fine si rivela un significativo spaccato di rock italiano meno convenzionale. Le ingenuità di cui soffre (voce a volte piatta e poco originale, riff riusciti ma ogni tanto troppo riconducibili agli archetipi del genere) sono sicuramente dovute al fatto che questo lavoro risale ormai a due anni fa. In ogni caso gli episodi migliori (specie la iniziale title-track, che non sfigurerebbe in un disco dei Blonde Redhead) fanno ben sperare in una evoluzione. La loro attività live sembra proseguire a gonfie vele, potrebbe essere tempo di far uscire un nuovo prodotto.

A cura di Vil Trio
Fonte: www.rockeisuoifratelli.it

 

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